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Maria Morganti | Mariateresa Sartori. Fondazione Querini Stampalia
Data: 30.05.2008

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Maria Morganti | Mariateresa Sartori

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Maria Morganti Diario cromatico

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Mariateresa Sartori Il suono della lingua

Maria Morganti
e Mariateresa Sartori, rispettivamente con Diario cromatico e Il suono della lingua, sono le due protagoniste dell’esposizione che si è inaugurata sabato 24 maggio presso la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, nuovo appuntamento del progetto “Conservare il Futuro”, a cura di Chiara Bertola. I visitatori che quotidianamente visitano gli spazi ricchi di storia della Fondazione veneziana avranno modo di confrontarsi con due progetti site-specific fortemente suggestivi e complessi, nonostante un’apparente semplicità, perché incentrati su due concetti cardine della nostra percezione quotidiana quali il colore, nel caso di Maria Morganti, ed il suono nel caso di Mariateresa Sartori. Se il filo conduttore della precedente esposizione di “Conservare il Futuro” era stata la materia di Stefano Arienti, manipolata nella sua nobile concretezza fino a comporsi come vero e proprio organismo, questa volta la chiave di lettura della mostra la forniamo noi visitatori, invitati dalle due artiste ad entrare nel processo creativo.


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Mariateresa Sartori

Maria Morganti
(Milano, 1965) è un felice esempio di un percorso artistico che l’ha condotta a vivere e lavorare stabilmente a Venezia, dopo importanti esperienze in Italia e all’estero. Da anni conduce una ricerca sul colore, della quale Diario cromatico rappresenta una nuova tappa di un discorso tutto in divenire. Per Maria Morganti, infatti, il colore è soprattutto vita ed ogni strato, ogni singola pennellata viene a costituire il tentativo di dare una forma concreta a sensazioni che sono per loro stessa natura sfuggevoli e mutevoli - come racconta l’artista - anche a seconda dei vari momenti della giornata ma che, sommandosi, alla fine danno luogo a quella che noi chiamamo esperienza. In particolare le opere presentate alla Fondazione Querini Stampalia sono il frutto di una frequentazione di questi spazi durata ben due anni; le cinque tele ad olio dell’artista hanno sostituito gli originali quadri posti sopra le porte della pinacoteca storica; un’infilata, visibile sia singolarmente che in progressione, caratterizzata dalle diverse modulazioni del colore rosso, il colore che meglio si adatta ai quadri antichi presenti nelle sale. Nei musei si costruisce la memoria e la si tramanda, ecco che anche il Diario cromatico di Maria Morganti ne reca evidenza nelle ripetute stratificazioni di colore che l’artista ha lasciato volutamente allo scoperto (visibili sul bordo delle tele, in alto). Tracce di colore, tracce di vita. Tutto questo è stato ottenuto dall’artista in maniera assolutamente intuitiva e si può dire rabdomantica.

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Maria Morganti

Mariateresa Sartori
(Venezia, 1961) fin dagli inizi della sua carriera usa il video come strumento il più possibile analitico e scientifico per analizzare, quasi senza pietà, la sfera dell’agire umano, della comunicazione e dei sistemi di regole entro cui noi siamo portati, invano, a cercare delle risposte. Per la Fondazione Querini Stampalia ha ideato un progetto interamente sonoro intitolato Il suono della lingua. All’interno della biblioteca, alcuni volumi rilegati in pelle e perciò mimetizzati nel contesto della sala dei dizionari, celano in realtà un dispositivo audio che trasmette undici poesie - recitate in undici lingue diverse e ascoltabili dagli utenti tramite apposite cuffie – alterate a livello del significante ma ancora riconoscibili a livello di metrica ed intonazione. Ci si ritrova così ad ascoltare un suono primordiale, scaturente da una lingua che è stata depurata di ogni gravità semantica. Il progetto dell’artista continua poi in una sala ulteriore dove, complice una completa oscurità, le stesse voci recitanti vengono trasmesse all’unisono e i suoni si fondono.

I lavori delle due artiste non potrebbero essere più diversi nelle rispettive sfere intimiste e razionali, eppure non è un caso che siano stati presentati assieme. Pur con mezzi diversi, entrambi sono il frutto di costanti ricerche tese al recupero delle fonti primigenie che permeano il nostro personale vissuto, la nostra personale esperienza: qualcosa di semplice ma confortante come solo un suono o un colore possono essere.















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