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WILLIAM KENTRIDGE conquista la Laguna
Data: 01.12.2008

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WILLIAM KENTRIDGE. (REPEAT) from the beginning / Da Capo  

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William Kentridge schizzo per la costruzione di Return, 2008 carboncino e matita colorata su carta 79 x 54 cm Photo John Hodgkiss | © William Kentridge

A distanza di tre anni dalla sua ultima partecipazione alla Biennale del 2005 con l’installazione 7 Fragments for Georges Méliès, William Kentridge (Johannesburg, 1955) torna a Venezia e lo fa in grande stile con ben tre complessi progetti pensati appositamente per la città lagunare: la personale (REPEAT) from the beginning / Da Capo presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, dove sino al 16 gennaio 2009 saranno visibili tre video del 2008 Breathe, Dissolve e Return, sette sculture, una ventina di disegni e un libro d’artista; la regia dell’opera di Claudio Monteverdi Il Ritorno di Ulisse, andata in scena questo weekend al Teatro Malibran; l’opera video - sempre intitolata (REPEAT) from the beginning / Da Capo – concepita per essere proiettata sul sipario frangifuoco del palcoscenico al Teatro La Fenice fino alla fine della stagione lirica, una felice consuetudine di interazione tra teatro e arte contemporanea che ha visto protagoniste nelle scorse stagioni Grazia Toderi e Kimsooja.
All'origine di tutto ciò vi è stato anche il desiderio della Handspring Puppet Company, la compagnia con la quale Kentridge ha ideato la rappresentazione e le animazioni de Il Ritorno di Ulisse insieme al gruppo musicale Ricerar Consort, di riportare l'opera di Monteverdi proprio a Venezia, dove era stata messa in scena la prima volta, nel 1640.

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William Kentridge costruzione per Return (Conductor), 2008 filo metallico, carta straccia nera, nastro adesivo, piedistallo storto, bacchette con le spine, piattaforma girevole Photo John Hodgkiss | © William Kentridge

Anche questa volta il poliedrico artista sudafricano conferma di essere quel grande prestigiatore dell’immagine la cui arte, dalle profonde valenze politiche e sociali, ha reinventato il medium a partire dalla riscoperta della tradizione. È proprio su una tecnica solo apparentemente obsoleta, quella dell’animazione classica e dello stupore da cinema dei primi del Novecento, che si innesta il profondo rinnovamento di William Kentridge, con le immagini che appaiono e scompaiono in veloce sequenza che lo hanno reso così riconoscibile al grande pubblico. Come spiega l’artista stesso un unico comune denominatore coinvolge i diversi progetti veneziani: l’anti-entropia, “un raccogliere e riportare il caos all’ordine piuttosto che regredire dall’ordine alla dispersione”. Ecco dunque che le immagini subiscono uno scarto ulteriore: non si limitano a ruotare, apparire e scomparire, ma deflagrano e poi si compattano passando dalla non forma alla forma.
Quale necessità di intraprendere un progetto come il sipario frangifuoco, per esempio - un’opera eroica e fragile come Ulisse, il protagonista dell'opera di Monteverdi – che la gente in teatro guarda distrattamente in attesa che cominci lo spettacolo, mentre l’orchestra accorda gli strumenti?
Risponde Kentridge: “il bisogno masochistico di vedere se in condizioni così avverse si possa salvare qualcosa”. Quale migliore prova di coerenza ed impegno politico ci si potrebbe aspettare?


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William Kentridge al lavoro per la costruzione di Return, 2008 Photo John Hodgkiss | © William Kentridge

Tornando alla mostra della Bevilacqua La Masa, come già anticipato, troviamo tre video, il corpus di maggiore spessore dell’esposizione: in Breathe tanti pezzettini di carta tessuto nera si spargono sulla superficie e si ricompongono a formare dei volti, un megafono, un telefono. Return è un lavoro sulla percezione di oggetti tridimensionali, le sculture esposte in mostra e che nel video compiono un percorso di progressiva riconoscibilità. Infine in Dissolve è l’elemento dell’acqua a frangere le immagini. La colonna sonora che accompagna i video è sempre la stessa, un’aria tratta dal Gianni Schicchi di Puccini cantata via telefono da Kimi Sota a Philip Miller, compositore di Johannesburg e collaboratore di Kentridge. Il ritmo percettivo nei video inevitabilmente ha finito per coincidere con l’andamento del canto, con il ritmo musicale.

In un’intervista rilasciata alla critica Jane Taylor nel luglio di quest’anno William Kentridge si è detto molto interessato, ultimamente, a come costruiamo il mondo partendo dai frammenti. Non c’è separazione tra individualità e collettività, siamo noi ad incarnare lo Storia, noi a decidere ogni giorno se lasciare che dal caos nasca una forma, un pensiero, un atto concreto oppure no. 

In copertina:
William Kentridge al lavoro nel suo studio, agosto 2008 Photo John Hodgkiss | © William Kentridge





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