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Barry McGee - Mr Brown
Data: 29.09.2009

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Vai alla sede: Galleria Alessandra Bonomo

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Si è aperta ieri, 17 settembre, alla Galleria Alessandra Bonomo a Roma la personale site-specific di Barry McGee intitolata ‘Mr Brown’ dal nome delle faccine caratteristiche ricorrenti nelle opere dell’artista ed anche in quest’occasione che - grazie alla collaborazione con Deitch Project della cui scuderia McGee fa parte - segna il suo ritorno in Italia in contemporanea con la partecipazione alla collettiva ‘New York Minute’ al Macro Future, dopo la grande personale della Fondazione Prada, a cura di Germano Celant, nel 2002.

Per chi non lo sapesse Barry McGee, nativo della California dove tuttora risiede, studi presso il San Francisco Art Institute ed un carnet di esposizioni presso istituzioni e gallerie prestigiose in tutto il mondo, nasce come graffit artist, un uomo della strada, che ha mosso i primi passi negli anni ’80 taggandosi (si dice così in gergo) con lo pseudonimo di Twist, nome preso in prestito da una rivista di motorini, altra sua passione all’epoca; assieme a personaggi del calibro di Raymond Pettibon (per la sfera della musica e dei libri d’artista) e a Ed Templeton (per lo skating) McGee è stato e continua a stare tra coloro che hanno fatto la storia della scena artistica underground.

Oggi l’artista si muove con egual disinvoltura sia sulla strada che in galleria senza rinunciare a ciò che lo ha sempre contraddistinto, la capacità di padroneggiare e rielaborare gli stimoli più diversi veicolandoli in forme di pura energia, capaci di catturare l’attenzione di un ampio pubblico. La personale alla Galleria Bonomo, ben allestita anche se si gioverebbe di spazi più ampi, presenta diversi nuclei di opere disposte per accumulazione. Pratica desunta in particolare dalle cosiddette cluster images, assemblaggi di immagini o scritte a scopo votivo, che McGee vide la prima volta durante un soggiorno in Brasile nel 1993 e che da allora ha fatto sue nella forma di presentazione.

Tra queste, spiccano le due installazioni della sala principale, da un lato un muro di pannelli in legno verniciati con motivi geometrici e astratti, assemblati uno per uno dall’artista e, alla parete opposta, una serie di fotografie che documentano scene di vita urbana americana, quella borderline e ai margini, per cui McGee nutre un profondo interesse. Da bravo californiano non mancano naturalmente le tavole da surf, anche queste valorizzate dall’intervento dell’artista ed altri elementi di cultura metropolitana come bottiglie vuote di liquore e scritte, o tags, sui muri come Ray Fong, suo secondo pseudonimo.

Apparentemente scanzonato e decorativo in realtà il lavoro di Barry McGee possiede un forte risvolto sociale e politico - con punte di anarchismo - legato soprattutto alla preservazione dello spazio pubblico, contro quello privato, alla libertà di espressione, e all’importanza della comunicazione immediata e senza confini.





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