ArsKey Magazine | Articolo


EDWARD HOPPER alla FONDAZIONE ROMA MUSEO
Data: 23.02.2010

vai alla pagina
Vai all'evento: Edward Hopper

Vai alla sede: Fondazione Roma Museo

Gli artisti correlati: Edward Hopper



Enigmatico Hopper. Che cosa si cela davvero dietro questi uomini e queste donne, dietro queste impeccabili residenze estive della East Coast americana, dietro queste instantanee metropolitane ormai largamente fagocitate, sedimentate e rielaborate da arte, cinema e letteratura? Non lo sapremo mai, eppure non smetteremo mai di chiedercelo ed è questo, da sempre, uno dei punti di forza che fanno del grande Edward Hopper (Nyack 1882 – New York 1967), artista cresciuto a cavallo di due secoli, tra realismo ed avanguardia, in un’America divisa tra difesa del puritanesimo e rincorsa di ricchezza e modernità, un precursore dell’ambiguità. Si pensi a quanto, dopo di lui, hanno fatto Orson Welles, Diane Arbus, David Lynch e Gregory Crewdson. E agli interrogativi che le loro opere, come quelle di Hopper, continuano a suscitare.
Dopo i successi di pubblico di Milano, tocca a Roma questa volta celebrare la carriera dell’artista con una mostra composta in maggioranza da opere provenienti dal Whitney Museum di New York, istituzione alla quale la moglie di Hopper, Josephine Nivison, lasciò l’intera produzione del marito alla fine degli anni Sessanta. Curata da Carter Foster e suddivisa in sezioni tematiche, l’esposizione ha il merito di non voler dimostrare a tutti costi una tesi (fine a cui spesso oggi si ricorre e che specie per artisti dalla così complessa e sfaccettata produzione può risultare, oltrechè inutile, controproducente) ma di guidare il visitatore senza scadere nel didascalico. Tra le opere presenti in mostra – oltre a pezzi di rilievo come Self-Portrait (1925-30), New York Interior (1921), The Sheridan Theatre (1937), o Second Story Sunlight (1960) – numerosi sono i disegni e i bozzetti preparatori tra cui quello per il celebre Nighthawks (1942). Al di là della selezione delle opere, non avrebbe guastato trovare in mostra un maggiore approfondimento del rapporto tra Edward Hopper e la critica d’arte americana del suo tempo che tanto ha contribuito al perdurare della sua immagine di grande ‘realista’ ma che oggi, alla luce degli studi più recenti, risulta quantomeno riduttiva.

1_400_169
Woman in the Sun (Una Donna nel sole), 1961 Olio su tela, 101,92 x 155,58 cm Whitney Museum of American Art, New York; donazione per il 50° anniversario del Mr. and Mrs. Albert Hackett in onore di Edith e Lloyd Goodrich 84.31 © Whitney Museum of American Art, N.Y. Fotografia di Steven Sloman

2_400_168
Seven A. M., (Le sette del mattino), 1948 Olio su tela, 76,68 x 101,92 cm New York, Whitney Museum of American Art Acquisizione e scambio, 50.8 © Whitney Museum of American Art, N.Y. Fotografia di Steven Sloman

3_400_140
Girlie Show, (Lo spogliarello), 1941 Olio su tela, 81,28 x 96,52 cm Collezione Fayez Sarofim

Ben lungi dall’essere monumentale o dall’indugiare nella descrizione dei dettagli più minuti come i suoi predecessori William Merritt Chase e Robert Henri, Edward Hopper fin dall’inizio si distingue per essenzialità di linguaggio e per la ricerca dello stato d’animo di un determinato contesto, più che per la descrizione oggettiva del contesto stesso. ‘I pittori della scena americana caricaturavano l’America. Io ho sempre voluto dipingere me stesso’ – disse in seguito. Fu durante il soggiorno a Parigi ai primi del Novecento che, apparentemente immune alle avanguardie, cominciò a dipingere quelli che diverranno i suoi soggetti preferiti: angusti interni di abitazioni, ponti e sottoponti e interni di locali, fino a la Soir Bleu (1914): un lavoro chiave per lo sviluppo della produzione di Hopper, una brusca virata esistenzialista che non verrà apprezzata dalla critica americana, più propensa inizialmente a lodare il suo lavoro di illustratore, incisore e acquarellista – classico ed intimista – che quello di pittore; Oppure, come nel 1930, pronta a farne il capofila della grande tradizione americana, niente di più sbagliato. Hopper dovrà attendere la fine degli anni Venti per cominciare a collezionare successi di vendita anche della produzione pittorica. La consacrazione di Hopper come realista viene sancita dalla rivista Life nel 1937, a quattro anni dalla personale al MoMa, eppure solo qualche anno dopo sarebbero nate opere come Dawn in Pennsylvania (1942) o Seven A.M. (1948) dove diventa palese il tentativo di manipolare le forme architettoniche e il filtraggio della luce per esprimere una sottesa tensione psicologica. A questo proposito fondamentale è la rappresentazione della donna, cui la mostra dedica una sezione intitolata ‘L’erotismo di Hopper’: ma non c’è sensualità, tantomeno vouyerismo nell’occhio che ritrae i corpi di Summer Interior (1909) o Girlie Show (1941) immersi in una luce cruda. Al contrario, uomini e donne sono equiparati dal medesimo senso di angoscia e solitudine che li accomunava al loro autore. Anch’essi, come il loro autore, continuano a porre una sorda resistenza a ogni nostro tentativo di penetrare il loro silenzio.

4_400_90
Dawn in Pennsylvania, (Alba in Pennsylvania), 1942 Olio su tela, 61,9 x 112,4 cm Terra Foundation for American Art, collezione Danel J. Terra, Chicago, Illinois, 1999.7 Fotografia: Courtesy of Terra Foundation for American Art

6_400_29
The Sheridan Theatre (Il Cinema Sheridan), 1937 Olio su tela, 43,5 x 64,1 cm Newark, New Jersey, The Newark Museum Lascito del fondo Felix Fuld, 1940

5_400_58
Study for The Sheridan Theatre (Studio per Il Cinema Sheridan), s.d. Conté crayon nera con grafite su carta Foglio (irregolare) 11,3 x 18,1 cm New York, Whitney Museum of American Art Lascito di Josephine Nivison Hopper, 70.960 © Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art. Fotografia di Jerry L. Thompson

 
In copertina: Soir Bleu, 1914 Olio su tela, 91,4 x 182,9 cm Whitney Museum of American Art, New York; lascito Josephine N. Hopper 70.1208 © Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art. Fotografia di Jerry L. Thompson  





© ArsValue srl - P.I. 01252700057