ArsKey Magazine | Articolo


Mimmo Jodice Palazzo delle Esposizioni, Roma
Data: 16.04.2010

vai alla pagina
Vai all'evento: Mimmo Jodice

Vai alla sede: Palazzo delle Esposizioni

Gli artisti correlati: Mimmo Jodice


Amazzone da Ercolano, 2007 Stampa al bromuro d’argento, 2007
Ogni lavoro nasce da occasionali emozioni, ogni fotografia è il risultato di un incontro che determina in me un particolare stato d’animo. È come se le immagini di paesaggi, forme, materia, luce fossero predisposte per me lì, da sempre, ad aspettarmi’. Mimmo Jodice



La visita della mostra antologica che il Palazzo delle Esposizioni di Roma dedica a Mimmo Jodice (Napoli, 1934), a cura di Ida Gianelli e Daniela Lancioni, è un piccolo viaggio che va gustato con mente e cuore aperti, nella silenziosità delle sale espositive, lontano dalla confusione. Fondamentale, tanto quanto la successione di 180 fotografie in bianco e nero articolate in otto sezioni che ripercorrono più di quarant’anni di prestigiosa carriera, dal 1964 al 2009, è la visione del film di Giampiero D’Angelo e Alice Maxia in cui il fotografo partenopeo racconta in modo commovente di sé, del suo rapporto con Napoli e della genesi di molti suoi lavori.
La passione di Mimmo Jodice per la fotografia sboccia improvvisa negli anni Sessanta in una Napoli fortemente proiettata in una dimensione internazionale e d’avanguardia mai più ritrovata; ed è subito energica la spinta volta a legittimare l’uguale valenza della tecnica fotografica con le altri arti nel farsi non solo immagine della realtà ma realtà stessa. Nascono così i primi lavori di volta in volta concettuali – ‘Vera Fotografia’ 1978 – o visionari, frutto della manipolazione chimica della pellicola nella ‘magia’ della camera oscura. Non mancano tagli e manipolazioni dell’immagine – Paesaggio Interrotto I e II – né giochi di prospettiva come in alcuni ritratti. Da questa intensa sperimentazione alla necessità di incidere in maniera attiva e partecipata sulla realtà il passo è breve: le aspirazioni, i desideri di Mimmo Jodice si uniscono a quelli di un’intera generazione di intellettuali e professionisti dei più diversi ambiti, che negli anni Settanta, in un Paese spaccato dalle contestazioni e dal terrorismo, fanno del proprio impegno civile una bandiera, alcuni pagando con la propria vita. Mimmo Jodice, avvalendosi del supporto di antropologi o sociologi, comincia dunque a fotografare il disagio della Napoli più povera e diseredata, si reca nelle fabbriche per documentare le condizioni di vita degli operai o, di nascosto, negli ospedali psichiatrici della legge Basaglia. Nascono immagini che col tempo hanno trasceso la propria soggettività per assumere un carattere simbolico, una valenza universale. È la Napoli dove – per usare le parole dell’artista – quotidianamente si rappresenta il mestiere di vivere.

f_400_01
Ercolano n. 2, 1972 Stampa al bromuro d’argento, vintage


e_400_06
Vedute di Napoli n. 29 Egiziaca a Pizzofalcone, 1980 Stampa al carbone su carta cotone, 2009

d_400_11
Napoli, 1986 Stampa al carbone su carta cotone, 2009
   
All’esaurirsi delle energie e delle illusioni, alla fine degli anni Settanta, la figura umana scompare; rimane il suo fantasma, spiega Jodice nel film. È un vuoto che sa di sconfitta e di morte e che cambia l’approccio del fotografo alla realtà. La serie ‘Vedute di Napoli’, caratterizzata anch’essa come tutte le serie da uno studio della luce in camera oscura, ci riporta ad una dimensione più intimista, di silenzioso raccoglimento dell’artista nella contemplazione della sua città. Jodice lo definisce un sentimento di negazione, necessaria conseguenza del coinvolgimento degli anni appena trascorsi, tradotto in un peregrinare per Napoli pronto a cogliere i dettagli più stranianti della quotidianità: un balcone finto, ad esempio, o il lenzuolo stranamente animato di “Vedute di Napoli n.29. Egiziaca a Pizzofalcone” (1980). Il senso di empatia ed affinità con la realtà circostante si traduce successivamente nella serie ‘Mediterraneo’, dedicata al ritratto delle antiche vestigia di siti archeologici, mosaici, sculture in patria e all’estero. ‘Ero partito con la convinzione di esplorare un mondo reale. È accaduto invece che l’obiettivo della macchina fotografica che avrebbe dovuto guardare fuori abbia finito col guardare dentro’. Non a caso, gli “Atleti della Villa dei Papiri (1986), l’Amazzone da Ercolano” (2007), il sorprendente “Roman Boy” (2000) per Jodice non sono semplici reperti ma persone vere. Gli occhi ci scrutano, ci interrogano, sono sguardi colmi di sentimento come quello del bambino napoletano ritratto in Ercolano n.2 (1972). La pietra si anima – in un lampo – di vita. Il senso per l’osservazione, densa di curiosità per il mondo circostante, unito alla ricerca di isolamento ha trovato infine nella recente produzione di Jodice soggetti privilegiati nel Mare e nella Natura con cui l’antologica si chiude. Le immagini dedicate alla Natura sono scorci di paesaggi, fronde, alberi. Un certo nervosismo percorre questa vegetazione, il taglio netto delle immagini che non lascia spazio al contesto circostante e l’evidenziazione delle ombre sembrano ricondurre alla visionarietà degli inizi. Infine, la maestria nella manipolazione del mezzo fotografico e la qualità ‘metafisica’ attribuita già al tempo delle ‘Vedute di Napoli’ si esplicano nelle vedute del mare con esiti di particolare suggestione. Lo sguardo si estende fino a coinvolgere la linea dell’orizzonte a trovare, finalmente, la pace.

g_400_02
Attesa, 1999 Stampa al carbone su carta cotone, 2009

b_400_26
Stromboli, 1999 Stampa al carbone su carta cotone, 2008

a_400_20
Strombolicchio, 1999 Stampa al carbone su carta cotone, 2009
 
In copertina: Amazzone da Ercolano, 2007 (particolare)
Stampa al bromuro d’argento, 2007
 





© ArsValue srl - P.I. 01252700057