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La tutela è morta. Viva la tutela.
Data: 29.11.2010

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La tutela consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette, sulla base di un’adeguata attività conoscitiva, ad individuare i beni costituenti il patrimonio culturale ed a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione. Articolo 3, comma 1 del Testo Unico sui Beni Culturali- D.Lgs. n. 42/2004



Che cosa lega la scellerata gestione dei rifiuti in Campania e l’altrettanto scellerata gestione del patrimonio storico-artistico in Italia? Può sembrare azzardato porre i due aspetti sullo stesso piano ma una risposta c’è: 

il ricorso sistematico allo strumento del commissariamento come estremo argine all’incapacità dell’attuale Governo di esercitare direttamente le sue funzioni - a dispetto di quanto stabilito dalla legislazione - di tutelare ciò di cui dovrebbe essere garante delegando di contro a soggetti terzi (come la Protezione Civile), estranei al contesto o, peggio, in palese conflitto d’interessi all’interno dello stesso; è il prevalere della cultura dell’emergenza sulla cultura della manutenzione ordinaria e straordinaria sul territorio che personale tecnico e scientifico competente, ma purtroppo esiguo, non ha più i mezzi – economici e non solo – per poter adoperare. Come giustamente espresso in una lettera aperta indirizzata da diciassette soprintendenti archeologici al Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, subito dopo il crollo delle strutture in cemento armato della Schola dei Gladiatori di Pompei: ‘La valorizzazione come concetto mediatico non può sostituirsi al paziente e faticoso lavoro di monitoraggio, consolidamento e restauro, che per definizione è poco visibile e quindi poco mediatico.’ E sì, perché tanto quello che conta è la propaganda mediatica, annunciare trionfanti che si sono ripulite le strade dalla spazzatura o che a Pompei sono stati finalmente chiusi i ristoranti abusivi e allontanati i cani randagi; ma purtroppo le cose non sono così semplici. La tutela non è la valorizzazione ma la conservazione: pensare che un super Manager venuto da McDonald’s col solo obiettivo di ‘fare cassa’ possa contribuire a preservare un tessuto culturale e paesaggistico tra i più vasti e complessi al mondo è solo l’ennesima dimostrazione di arroganza e ignoranza, di una politica ormai ridotta a un gigantesco spot pubblicitario.
Abbiamo una legislazione in materia tra le più avanzate al mondo, delle eccellenti scuole di restauro: è da qui che bisogna ripartire. Non permettiamo che l’irresponsabilità di chi abdica alle proprie funzioni o di un ministro della Repubblica che si permette di dire ‘con la cultura non si mangia’ ci possa lasciare, in un futuro non poi tanto lontano, privi della nostra identità nazionale.


 






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